Si Dissolve
FOTO CON DRONE
Un giorno, mentre passeggiavo tra i campi, incontrai un bambino. Era solo, accovacciato a terra, mentre osservava delle formiche. Gli chiesi se i suoi genitori lo avessero perso.
Mi guardò sorridendo, come se avessi detto una sciocchezza. «Non è giusto dire che mi hanno perso» disse. Io rimasi in silenzio. «Per essere persi» continuò, «bisogna che qualcuno ti cerchi.»
Camminammo un po’. Poi indicò una casa lontana, coperta dall'edera, col tetto sfondato e le finestre vuote. «Anche quella è persa?» mi domandò, e scoppiò a ridere. Mi disse che voleva entrare. Io pensai subito che fosse pericoloso. Ma lui non sembrava avere paura di niente.
Appena varcammo la soglia, tirai fuori la macchina fotografica. Mi hanno sempre affascinato le case abbandonate. Il bambino cominciò a parlare da solo. Parlava molto, e io provavo a stargli dietro. Inseguivo le sue parole e, nello stesso tempo, cercavo dettagli da fotografare: travi, mattoni, finestre rotte.
Così è nato questo book: per raccogliere alcune delle mie foto, e alcune delle sue riflessioni.



